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02/03/2004 

Inquinamento


Assotermica: con le eco-caldaie un freno all’inquinamento
Ridurre del 30% i consumi energetici e diminuire drasticamente l’impatto ambientale degli impianti di riscaldamento domestici, con un calo fino al 12% delle emissioni di anidride carbonica: questo in sintesi l’obiettivo del Progetto Protezione Ambiente promosso da Assotermica, l’associazione di categoria che rappresenta in seno ad ANIMA 60 imprese produttrici di apparecchi ed impianti termici e componenti destinati al comfort climatico ambientale.

Il progetto - presentato ai Ministeri dell’Industria e dell’Ambiente - contiene una serie di proposte di aggiornamento dell’attuale quadro legislativo, finalizzate ad introdurre anche in Italia, come già avviene in molti paesi europei, l’obbligo di adottare caldaie ad alto rendimento e basso impatto ambientale. L’attuale legge di riferimento in Italia per quanto riguarda le prescrizioni minime di rendimento è infatti tuttora il DPR 412 del 1993, reso ormai inadeguato dall’evoluzione tecnologica delle aziende italiane, oggi in grado di produrre caldaie ecologiche e a condensazione che eccellono in riduzione dei consumi e rispetto dell’ambiente.

Il Progetto di Assotermica è suffragato dai numeri e dagli studi di settore condotti in collaborazione con CTI (Comitato Tecnico Italiano), che rivelano come grazie alle caldaie di ultima generazione si potrebbero risparmiare circa 3,1 milioni di Tep (tonnellate di petrolio equivalente) di combustibile all’anno, con una riduzione di circa il 12% delle emissioni di CO2. Considerando che nel 2002 per il solo riscaldamento domestico sono stati consumati in Italia 26 milioni di Tep, pari a circa 65 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, è come se di colpo si fermasse il riscaldamento di circa l’80% delle abitazioni della Lombardia.

Senza un adeguato e tempestivo intervento normativo, i consumi di energia per il riscaldamento residenziale sono destinati ad aumentare in Italia fino a raggiungere i 70 milioni di tonnellate di CO2 nel 2010.

Il parco edifici-impianto italiano è uno dei più vecchi in Europa: degli oltre 26 milioni di appartamenti situati in edifici mono familiari e pluri-familiari, oltre il 60% è stato costruito prima del 1970. Il 73% delle abitazioni (19,7 milioni), sono riscaldate essenzialmente con impianti termici autonomi o centralizzati, la cui efficienza è da ricondurre alla loro data di costruzione.

Secondo Assotermica, gli interventi più urgenti sulla legislazione vigente dovrebbero riguardare le prescrizioni sulle prestazioni e sulle caratteristiche di rendimento degli impianti e dei componenti, la revisione del rendimento globale medio stagionale per gli impianti di nuova costruzione o ristrutturati e infine la revisione del rendimento di produzione medio stagionale nel caso di sostituzione del generatore di calore.

“Le proposte di intervento su questi punti della legislazione” - precisa Claudio Bianchini, presidente di Assotermica, - “tengono conto delle direttive sull’efficienza minima dei generatori di calore emanate a livello europeo. Le attuali prescrizioni italiane sugli impianti di nuova costruzione sono invece del tutto inefficaci a risolvere il problema dell’impatto ambientale, poiché impongono livelli di efficienza minima che possono essere rispettati anche solo adottando i componenti di minor qualità presenti sul mercato. Manca quindi qualsiasi “stimolo” a progettare e costruire impianti con buona efficienza energetica”.

Ne consegue che il mercato italiano continua a manifestare un livello di “qualità energetica” decisamente inferiore ad altri importanti paesi europei, dove invece la legislazione ha introdotto e sta introducendo prescrizioni più restrittive che di fatto impongono tecnologie, come la condensazione e la bassa temperatura, che in Italia rappresentano meno del 2-4 % del mercato complessivo, mentre il rimanente è assorbito dalla tecnologia standard.

Tutto questo, nonostante la tecnologia disponibile nelle aziende sia già pronta (anzi, esportata) e parimenti tutta la filiera distributiva (Angaisa) sia già in grado di trasferire questi prodotti al mercato.

Il mercato italiano in termini di volumi è il più importante mercato europeo e assorbe 1.150.000 caldaie ogni anno delle quali 1080.000 per impianti mono-familiari e 70.000 per impianti pluri-familiari. Si stima che il 20% del mercato complessivo sia assorbito dagli impianti di nuova costruzione o ristrutturati, mentre il rimanente 80% è assorbito dalle sostituzioni su impianti esistenti.

Nella totalità dei casi il maggior costo iniziale per l’utente dovuto alla adozione delle nuove tecnologie viene ripagato in pochi anni di esercizio, per effetto della forte riduzione dei consumi e quindi dei costi di mantenimento.

[Fonte : ASSOTERMICA]
 
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